Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di una nostra lettrice.

Meditazioni e riflessi dalla storia

E’ vero che la storia insegna a guardare il passato con critica ammirazione, ci mostra che l’amore per la verità, la pace e la giustizia può costare la vita di uomini che hanno creduto fermamente, hanno voluto lottare per affermare i loro ideali, per inseguire sogni concreti e plasmare un mondo più trasparente dove regni la conciliazione e la fratellanza.

Se dopo trent’anni dall’omicidio Moro i giovani, oggi, potessero rabbrividire anche solo per un istante, ascoltando le parole in quelle lettere scritte dalla prigione del popolo durante 55 giorni di implacabile attesa, tutto non sarebbe stato vano.

Se potessero, oggi, i ragazzi ascoltare col cuore aperto quel grido incessabile alla vita, invocazione alla verità e alla giustizia di un uomo che ha solo la colpa di aver inseguito un sogno dedito alla pace e alla fratellanza!

Se potessero tutti commuoversi e CREDERE di fronte a questo evento che la storia più che mai ci invita a non dimenticare, ci sollecita a non rimuovere la grande forza e la determinazione di un politico GIUSTO che può ancora scuotere le coscienze…

Se volessero, i giovani, potrebbero sentire ancora risuonare dal passato l’eco di quelle grida, l’eco di una vittima di un SISTEMA-STATO che ha applicato la “fermezza” dell’abbandono; vittima scomoda perché perseverante nelle sue scelte, fastidiosa perché piena d’umanità, preoccupante perché “troppo concreta” in una rete di finte relazioni e sordidi disegni.

Moro era il massimo ideatore di quel famoso “compromesso storico” tra comunisti e democristiani: unione ricercata in nome della proliferazione e della pace, elementi che avrebbero di certo giovato al nostro paese allora in uno stallo politico senza precedenti.

Oggi mi domando quanti uomini, di tale portata e indole, potrebbero far ribollire, come ieri, gli animi spenti e traditi dei nostri giovani poco attenti e disillusi?

Quanti e quali modelli proponiamo oggi ai ragazzi? A giovani che non interpellano più neanche la loro coscienza…

Chi potrebbe parlar loro di legalità portando come prova la sua stessa vita?

Chi potrebbe, oggi, essere fornito di una fede così grande nella rettitudine da riuscire a pronunciare con tutta l’anima queste parole davanti alla morte: “[…]mi chiedo se dopo tutto questo ci sarà luce[…]” .

E infine, chi potrebbe apprezzare così tanto ogni istante della vita da dire in punto di morte: “[…]ma quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo[…]”. Aldo Moro, lettera a Norina dalla Prigione del Popolo, Roma maggio 1978.

Graziana Iurato

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