Segnaliamo alcuni eventi a Scicli

SCICLI  ex convento del Carmine ore 21.00.
Ingresso Gratuito
Giovedì 2 Ottobre
DAVIDE ENIA  “Maggio ’43”

“Cos’è vedere il massacro di Palermo il 9 maggio ’43 e camminarci dentro e non ci sono più le case e nemmeno le strade e non si vede niente che c’è polvere e fumo dappertutto ma comunque quello che vedi nemmanco si riconosce?

Il nuovo lavoro trae linfa da una serie di interviste a persone che subirono quei giorni del maggio ’43, e ne uscirono miracolosamente illese. Dalla loro narrazione e dai frammenti di memoria raccolti principia l’elaborazione drammaturgica, che scompone e intreccia e rielabora queste testimonianze, per poi incastonarle in un’unica storia. Erano tempi cupi, in cui necessario era ingegnarsi per riuscire a sopravvivere. Erano tempi atroci, in cui la morte cadeva inattesa dall’alto o dal basso dei mercati neri, che stritolavano con prezzi schizzati alle stelle. Erano tempi malati e bugiardi, tempi cinici e bari. Assomigliano ad oggi.”

Mercoledì 8 Ottobre
Saverio La Ruina  “Dissonorata”

“Partendo dalla “piccola” ma emblematica storia di una donna calabrese, lo spettacolo offre lo spunto per una riflessione sulla condizione della donna in generale. Parlando del proprio villaggio, parla della condizione della donna nel villaggio globale.
Nello spettacolo risuonano molteplici voci di donne. Voci di donne del sud, di madri, di nonne, di zie, di loro amiche e di amiche delle amiche, di tutto il parentado e di tutto il vicinato. E tra queste una in particolare. La “piccola”, tragica e commovente storia di una donna del nostro meridione.”

Giovedì 16
Fabio Monti  “Lampedusa è uno spiffero”

“Ma lo sai che uno dei pizzi di terra più a sud di tutta l’Europa si chiama Lampedusa? Sai, è un’isola. Piccola. Molto più vicina all’Africa che al resto d’Europa. In media, quasi uno sbarco ogni 3 giorni. E ogni 3 giorni, Lampedusa buca lo schermo, e si guadagna il suo spazio sugli italicitelegiornali.

E poi c’è la storia di Lampedusa. Che è una storia di marginalità, di isolamento, di abbandono. Per dire, i lampedusani sono stati tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telegrafo, tra gli ultimi, in Italia, ad avere la corrente elettrica, tra gli ultimi, in Italia, ad avere il telefono, insomma, tra gli ultimi, sempre tra gli ultimi, da sempre.”

Giovedì 23
Yousif Latif Jaralla  “Il signore dei pozzi”

“Il signore dei pozzi” è un tipico racconto orientale  che utilizza il fantastico per narrare la realtà, uomini straordinari ed esseri sopranaturali per  raccontare le sorte e i destini di persone semplici, mescola tempi distanti fra loro e inserisce spazi collocati in una dimensione dell’assoluto piuttosto che geografica, per rendere l’atto del narrare e dell’ascolto un’esperienza spirituale e intima, sostenuto dai ritmi e canti mistici che sorgono per sorreggere l’azione della parola il tutto come in un rito sufi.
Il signore dei pozzi  non è un racconto sull’ambiente pur trattandosi del dramma della sete e della carestia, bensi è un racconto sulla sofferenza e sull’amore, sugli uomini e le loro sorti in un gioco “metafisico”.

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