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Una Nuova Prospettiva

Modica. Su Pinocchio il Carnevale 2009, ma non solo… Metamorfosi che possono rendere più umana la città

pinocchio_modicaDi seguito un articolo di Maurilio Assenza pubblicato su Dialogo.

Modica. Su Pinocchio il Carnevale 2009, ma non solo…
Metamorfosi che possono rendere più umana la città

“Pinocchio: le metamorfosi della vita”: è stato, non solo il tema di un incontro molto partecipato che si è tenuto al Palazzo della Cultura di Modica lo scorso 19 gennaio, ma anche l’avvio di una riflessione e di un lavoro creativo nelle scuole della città in vista di un Carnevale diverso rispetto al vuoto e all’allegria disordinata degli ultimi anni; un Carnevale centrato sul tema di Pinocchio avendo come suoi momenti culminanti una sfilata di maschere, organizzata puntando non sul caricaturale ma sul poetico, e una grande festa in piazza Matteotti.

Si è condensata in questi momenti tanta passione artistica nel creare figure e istallazioni (con un ruolo importante del Liceo Artistico ed in particolare di alcuni suoi docenti), ma anche tanta passione educativa tesa ad aiutare bambini, ragazzi e adolescenti a ritrovarsi nei personaggi del grande romanzo di iniziazione di Collodi e ad abituarli a preparare qualcosa per la città, a pensarsi così parte attiva di una comunità.

Soprattutto, si sta ricreando in questo modo, attraverso il recupero della ‘tradizione’ (intesa in senso largo, e non in modo provinciale o ‘reliquario’), un“tessuto creativo ed inclusivo”: parola chiave questa di una progettualità sociale e civica ricca di potenzialità per l’intreccio di cultura, cittadinanza, solidarietà, promozione delle persone più deboli, prevenzione del disagio, cura della bellezza.

Peraltro, al di là del Carnevale, il tema va definendosi come un ulteriore messaggio perché – pur nella drammaticità derivante dalla crisi finanziaria e dal cattivo funzionamento della smisurata ‘macchina’ comunale – questa città possa avere qualche speranza di rinascita, recuperando un humus ‘buono’ con cui contrastare i tanti tentacoli di interessi perversi (e gli atteggiamenti complici) che hanno cercato e ancora cercano di affondarla, di buttarla in mare come il povero Geppetto e il suo burattino. Il duplice movimento di contrasto e di rinascita avviato nella città con il recupero ‘intelligente’ delle sue feste e dei messaggi di grandi testi può ora ritrovare efficaci metafore nella storia di Pinocchio.

Pensiamo, per esempio, alla descrizione decisamente negativa delle figure del gatto e della volpe che, nella storia della nostra città, evocano quel misto di astuzia interessata all’accrescimento del potere e di culto dell’immagine, quel misto di ricerca ossessiva di prestigio e di messa in atto di ‘giochi di prestigio’ volti all’intontimento collettivo con cui Modica è stata ingannata (e si è fatta ingannare) seppellendo le proprie monete e rischiando di finire male come nella prima stesura della storia Pinocchio…

Come ha ricordato Giuseppe Traina intervenendo sugli aspetti testuali e letterari del racconto, furono le proteste dei bambini attraverso il “Giornalino dei bambini” a costringere Collodi a rimettere mano alla storia e costruire un finale diverso e notissimo, con la trasformazione di Pinocchio in un bambino in carne e ossa.

Riportando anche questo riferimento all’attuale storia della nostra città, mi pare di poter evocare pure i possibili passaggi della rinascita e, in particolare, i suoi soggetti, i suoi nutrimenti, la sua spinta di fondo.

Quanto ai soggetti, la richiesta di un finale diverso che venne dai bambini, fa sperare che i tanti momenti con cui la nostra città – ora con questo percorso sulle feste, ma ogni anno con convegni come quelli promossi dalla Casa don Puglisi o dal Consultorio Padre Rizza – si “mette ai piedi della crescita dei bambini”, possano permettere di ascoltare una voce come quella dei piccoli che chiede anzitutto verità, chiarezza, onestà a tutti; una voce che ci interpella anzitutto come uomini, e non come un ‘ruolo’.

Da questo punto di vista non possiamo non rilevare come questa esigenza trovi una bella corrispondenza nello stile che il sindaco Antonello Buscema sta offrendo alla città, come pure nella passione di chi sta donando ai nostri bambini occasioni uniche, prima con la lettura animata del “Piccolo Principe”, ora di “Pinocchio”, facendo della Biblioteca comunale una nuova ‘Casa della fata’ in cui si offrono buoni nutrimenti, e testimoniando come la macchina comunale potrebbe essere al servizio della città attraverso il lavoro serio da parte di chi vi opera.

Soggetti primi della rinascita, allora, sono i bambini e quegli adulti che corrispondono alla loro esigenza di verità e che, per questo, si spendono gratuità e generosità per il bene comune. Tra di loro ci sono i soggetti economici che stanno contribuendo con sponsorizzazioni e donazioni alle iniziative che dall’estate animano la città puntando su qualità e sobrietà, comprendendo quanto sia importante l’apporto di tutti se si vogliono aiutare lo sviluppo e lo stesso turismo e se si vuole evitare che tutto si ‘spenga’ aggravando la crisi.

Penso quindi ai gruppi musicali e alle associazioni (in primo luogo Agesci e Masci) che hanno offerto e continuano ad offrire un rilevante apporto che arricchisce di senso quanto viene realizzato.

Soprattutto penso ai tanti genitori che partecipano agli incontri culturali ed educativi per capire come meglio far crescere i propri figli, che si riscoprono cittadini e non sudditi, che si impegnano in un volontariato civico spontaneo come è stato per il Bazar e come si è ripetuto per Carnevale.

In un Sud che viene studiato per il ‘familismo’ chiuso e spesso gretto con cui si consumano tutte le energie delle famiglie in un privato ripiegato su se stesso, Modica sta vivendo anche questo piccolo miracolo, seppur ancora allo stato embrionale.

Quanto ai nutrimenti, dopo l’intervento letterario del prof. Traina, nell’incontro su Pinocchio del 19 gennaio Marcella Fragapane ha ricordato ancora una volta quel grande patrimonio dell’umanità che sono le fiabe e ha invitato a riscoprire la forza e bellezza della lettura dal vivo alle giovani generazioni al posto della televisione, ma anche a cogliere l’importanza dei romanzi di iniziazione come Pinocchio per far emergere – attraverso il passaggio dallo stato legnoso a quello umano – l’aiuto che si può dare a grandi e piccini per capire e interpretare la fatica della crescita, inclusi il dolore e la morte, ritrovando una bontà misurata con la complessità della vita.

Andiamo così a individuare una possibile spinta di fondo della rinascita che si rivela tanto delicata e invisibile quanto essenziale: una bontà che ha la consistenza “della carne e del sangue”, di crescite corporee che fanno rivisitare i rapporti della vita senza moralismo, ma anche senza cinismo e senza qualunquismo.

Nel terzo intervento del citato incontro Giovanni Salonia ha, in questa prospettiva, sottolineato come nell’opera di Collodi, all’etica dell’obbedienza alle regole astratte tipica della società del suo tempo, fa da controspinta un’etica del corpo e del cuore, prefigurando un diverso contesto culturale, ovvero una modernità che non dimentica il ‘cuore’.

Modica ha bisogno di questa bontà! Certo, potrebbe essere solo una favola – dirà qualcuno. Però, se Modica non ritrova il suo fondo buono, rischia di ripetere il primo finale della storia di Pinocchio, senza quelle chance che il prosieguo della storia permette di evocare, ritrovare in atto e, se si vuole, elaborare e consolidare con coraggio e saggezza.

Maurilio Assenza

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