invito-9-maggio-1978“9 MAGGIO 1978 – NIENTE FU PIU’ COME PRIMA”
PRIMA DELLO SPETTACOLO L’INCONTRO CON GIOVANNI IMPASTATO

In occasione dello spettacolo “9 Maggio 1978 – Niente fu più come prima – Ballata per voci ed immagini a trent’anni dagli omicidi di Peppino Impastato e Aldo Moro”, che andrà in scena il 18 e il 19 Marzo nell’ambito della Stagione 2009 del Teatro Garibaldi di Modica, l’Amministrazione Comunale e la Direzione Artistica del Teatro Garibaldi hanno voluto ancora una volta organizzare una conversazione pomeridiana per approfondire insieme al pubblico la tematica dello spettacolo.
La Conversazione, a cui è stato dato il titolo “La notte buia dello Stato italiano”, si terrà giovedì 19 marzo 2009 alle ore 18.00 nella platea del Teatro Garibaldi.
Interverranno:
Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato
Carlo Ruta, storico e giornalista
Alfio Scuderi, regista di “9 Maggio 1978”
Paolo Briguglia e Andrea Tidona, attori (interpreti di Giovanni Impastato e Stefano Venuti nel film “I cento Passi” di Marco Tullio Giordana).

L’incontro è stato pensato fuori dai canoni di una consueta conferenza: sarà, appunto, una conversazione, del tutto aperta, con la volontà di trasformarla in un’occasione di dibattito aperto sull’antimafia, sulla libertà di informazione, sul ruolo della letteratura, del teatro e del cinema nell’analisi e nel racconto dei fatti del 9 maggio 1978. Per questo non ci saranno barriere tra i relatori e il pubblico e il discorso si dovrà sviluppare liberamente tra tutti coloro che interverranno.
L’evento è stato pensato prestando il massimo coinvolgimento alle associazioni antimafia e ai giovani della città, che hanno sempre mostrato grande sensibilità e grande attenzione all’argomento.
Dato che proprio ai giovani è rivolto il più caloroso invito a partecipare all’evento e ad assistere allo spettacolo, agli studenti sarà riservato lo sconto del 50% sul prezzo dei biglietti.

18 e 19 marzo 2009 ore 21.00
9 MAGGIO 1978
Niente fu più come prima
Ballata per voci ed immagini a trent’anni dagli omicidi
di Peppino Impastato e Aldo Moro

Un progetto di Alfio Scuderi
Con Paolo Briguglia
Musiche arrangiate ed eseguite dal vivo da SUN

Si dice che ogni americano sappia cosa faceva e dov’era quando ha saputo dell’assassinio di John Kennedy. Io so dov’ero e cosa facevo quando hanno rapito Aldo Moro.
È dai ricordi di quei giorni che parte il nostro racconto, un percorso fatto d’immagini e suggestioni, di musica e parole, di emozioni e di memorie. Da quel 16 marzo, giorno del rapimento dell’onorevole Moro, al 9 maggio 1978, giorno in cui, quasi contemporaneamente, si consumano gli omicidi di Peppino Impastato e dello stesso Aldo Moro.
Il teatro lascia così il posto ai ricordi, agli stati d’animo di quei giorni, di gente comune, di intellettuali, di militanti, di politici. Non raccontiamo in scena la storia (nota) di questi due personaggi, così diversi, eppure così fatalmente vicini, ma ripercorriamo la storia attraverso il ricordo della gente, la reazione di alcuni giovani contestatari, nell’apprendere dalla radio la notizia del sequestro, una reazione prima di esultanza, quasi liberazione, poi di confusione, preoccupazione, incomprensione.
Il ricordo dei compagni di Peppino dopo il ritrovamento del cadavere dilaniato. Il ricordo del macchinista che guidava il treno, quel treno che nel suo cammino incontra la linea ferrata divelta, divelta da un’esplosione.
Il sobbalzo che il paese tutto ha vissuto, guardando le immagini del corpo in quella Renault 4 rossa. Immagine che diventerà tristemente un’icona di quegli anni terribili, simbolo di quella notte. Un sobbalzo, come quello avvertito dal piccolo treno, formato dal solo locomotore, che collega Palermo ad Alcamo, partito da Palermo alle ore 0:26 (con 21 minuti di ritardo) quel 9 maggio.
È un momento drammatico per l’Italia tutta, una fase politica delicata, travolta da due barbari omicidi. Uno apparentemente più eclatante, di stato, quello dell’onorevole Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, e dall’altro lato del paese, quasi a chiudere il cerchio di uno stato devastato dal conflitto sociale e politico, segnato da contraddizioni e incertezze, Peppino Impastato, un giovane militante siciliano che aveva deciso di cambiare la storia del suo piccolo paese in provincia di Palermo. Ed è così che scorre il nostro ricordo, attraverso le parole di Leonardo Sciascia, intellettuale e coscienza critica dell’Italia in quegli anni. Attraverso il ricordo emozionale, diretto, del sequestro, del brigatista Mario Moretti. Attraverso l’ultima lettera che Aldo Moro scrive alla moglie Noretta, vero e proprio testamento spirituale. Attraverso le parole concitate di Peppino Impastato dalla sua Radio Aut. Attraverso quei “cento passi” che separano la casa di Peppino da quella di don Tano (“Tano seduto”, come lo chiama lui nelle sue provocazioni radiofoniche). Ed è proprio Tano Badalamenti, don Tano, a segnare storicamente un incredibile collegamento tra i due omicidi, è ancora una volta la mafia a scandire il tempo del nostro paese ed a segnarne la storia.
Sullo sfondo delle vicende note, delle immagini televisive, delle rivendicazioni delle BR, la mafia si riunisce, valuta, decide le sorti degli uomini, le sorti dello Stato, ancora una volta, decidendo di non intervenire in favore di Moro.
9 maggio 1978, niente fu più come prima, un giorno infausto per la storia del nostro Paese.
È la notte buia dello Stato italiano.

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