Un articolo di Maurilio Assenza pubblicato sul numero di marzo del periodico Dialogo
Tutti ormai abbiamo preso atto della grave situazione finanziaria al Comune di Modica.
Non è un dato da poco, è un primo elemento di verità rispetto al passato.
Sappiamo che ogni anno, a fronte di 37 milioni di euro di entrate, ci sono più di 50 milioni di euro di uscite, buona parte delle quali sono assorbite da spese per il personale, negli anni cresciuto a dismisura.
A questo si aggiunge il debito pregresso per il quale è prevista la copertura con la vendita del patrimonio immobiliare, ma ci sono altri 20 milioni di debiti fuori bilancio che, se riconosciuti tutti immediatamente, metterebbero il Comune ipso iure in dissesto, con le gravi conseguenze che ne deriverebbero in termini di tassazione e mobilità dei lavoratori.
La stessa cosa può dirsi se i grossi creditori agissero per volere tutto subito. Secondo elemento di verità: sappiamo, dai suoi molteplici interventi in Consiglio comunale come pure in incontri e interviste, che il sindaco Antonello Buscema (appoggiato dalla sua maggioranza ma anche da una vasta e convinta opinione pubblica) intende agire senza occultare questi dati e senza creare illusioni con entrate non sicure o previste solo sulla carta, perché solo così si possono porre le basi di un risanamento reale.
Occorre per questo un bilancio ‘veritiero’ che si aggira, come entrate ed uscite reali, sui 40 milioni di euro.
Ed è necessario fare i conti sulla base di entrate reali che permettano liquidità e, soprattutto, si richiede che ognuno rinunci a qualcosa perché si abbia la possibilità intanto di essere pagati effettivamente, e quindi di poter fare passi successivi reali.
Allo stato attuale la proposta è quella di sacrifici chiesti alle varie componenti nella direzione di un’equa ripartizione del carico: riduzioni equilibrate di indennità accessorie e di arretrati per il personale, del monte ore per i contrattisti, dei trasferimenti all’indotto (multiservizi, reteservizi e cooperative).
Si tratta di un piano realistico e saggio, comunicato alla città in modo chiaro ma anche attento agli aspetti umani e quindi sinceramente sofferto (ci vorrebbe per questo gratitudine verso chi sta portando il peso di una situazione che certo non ha creato!).
Se si sono altre soluzioni, bisogna avanzarle su basi reali in termini di cassa e di prospettive.
Ma forse qui sta il vero problema, ed è un ulteriore elemento di verità. Cosa si vuole effettivamente? Di fronte ad una crisi così grave, ci si aspetta che si cerchi il bene comune perché questo salvaguarda tutti, e non il calcolo sulla base del consenso immediato.
Ci si aspetta un clima di “patto sociale”, che dovrebbe essere ben noto a chi vuole rifarsi alle grandi tradizioni sociali intessute di equilibrio ed effettiva responsabilità.
Ci si aspetterebbe anche una serena ma seria autocritica ed un sussulto di dignità della smisurata macchina comunale volti a dimostrare che si rende disponibile per un funzionamento effettivo a servizio della città.
A più livelli.
Primo: il livello dei dirigenti, chiamati a impostare e controllare l’efficienza di uffici e servizi ma anche, quando è necessario ed insieme all’Amministrazione, ai doverosi provvedimenti nei confronti di chi non assolve il proprio compito, con gradualità ma anche con decisione.
Secondo il livello di impiegati e operatori: è il momento di mostrare alla città una svolta.
Ci si attendono operosità e professionalità, che in molti settori – penso per es. a quello sociale o della comunicazione – richiede tempestività, collaborazione con le forze vive della città, capacità di intervento fuori dalle stanze del palazzo.
C’è anche da verificare l’impegno della giunta e dei singoli assessori, chiamati in un momento così difficile a comunicare con la città ascoltandola e informandola nei vari ambiti con stili e linguaggi adeguati (pensiamo allo studio dei problemi, alla relazione con impiegati e cittadini, alla prontezza nella presenza e nella risposta) e mettendo in atto tutti gli strumenti possibili di trasparenza (penso ai criteri per gli appalti, gli incarichi, l’accesso ai servizi).
Quanto poi alla dialettica politica e ai sindacati, ognuno di noi potrà misurare bene parole e fatti, perché non è difficile cogliere cosa sta effettivamente dietro.
Un dato più di tutti vorremmo però rilevare: il cambiamento avverrà soprattutto se nascerà da cuori puliti.
Essi vengono prima delle mani pulite, possono purificarsi e possono purificare anche le mani. C’è una felice coincidenza: siamo in quaresima. Credenti e non credenti possiamo cogliere l’alto messaggio di questo ‘tempo forte’ che fin dall’inizio ci fa misurare con la nostra finitezza – siamo polvere! –, invitandoci a ritrovarvi il motivo di una vita più vera e responsabile, di un pentimento sereno e gioioso, da cui solo può fiorire una felicità duratura, diffusiva, personale e comunitaria.

Maurilio Assenza

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