TerremoTostoAppuntamenti e passi di gemellaggio proposti dalla Caritas per restare accanto

Con l’Abruzzo che vuole risorgere
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1. Fin dall’inizio la Caritas ha pensato ad un aiuto alle popolazioni terremotate dell’Abruzzo che vada oltre le prime emozioni, che ci faccia restare accanto senza dimenticare tante gente che ancora è senza prospettive, profondamente ferita dal terremoto ma anche dal dopo terremoto che significa perdita non solo della casa, ma anche del lavoro e di tutti i rapporti ordinari della vita. Le comunità infatti sono state smembrate tra chi è stato in una tendopoli e chi in un’altra, chi è rimasto nella tenda accanto alla propria casa, chi è stato ospitato nelle tende. Manca a tutti l’Aquila – cuore della vita sociale e civile -, il cui centro storico appare spettrale con i suoi monumenti gravemente danneggiati e, negli edifici più recenti, i segni evidenti di materiali precari.

2. Per questo, come anche altri gruppi del nostro territorio (dall’Agesci alla Protezione civile) volontari della Caritas e dell’Azione cattolica diocesane sono stati in Abruzzo lo scorso agosto, più precisamente a Paganica, storica e popolosa frazione dell’Aquila resa nota dalle immagini televisive della chiesa della Concezione con la facciata staccata. La visita oltre che momento di condivisione è diventata il primo passo di un gemellaggio che ora si vuole continuare, per conoscere direttamente come procede la ricostruzione, essere partecipi del dolore e della speranza ma anche di tanta ricchezza di fede e di tanta dignità testimoniata dalla gente d’Abruzzo.

3. Ora continuano i passi di gemellaggio. Anzitutto con un concerto musicale, introdotto da un video sul dopo terremoto, che si terrà nell’Atrio comunale di Modica il prossimo 19 settembre alle ore 21,30, su iniziativa della Caritas ma anche della Pastorale giovanile di Modica e della diocesi e dell’Azione cattolica. Suoneranno un gruppo di Paganica “Castellino e Paganica drink team” e i gruppi siciliani “Muorika mia” e “Folk music trio”. A fine settembre poi sarà ospite della nostra terra Federico Palmerini, della Caritas di Paganica. Sabato 26 settembre alle ore 19,30 nella parrocchia san Giovanni Battista di Avola ci sarà un incontro sugli aspetti ecclesiali del gemellaggio, mentre domenica settembre 27 alle ore 20 nell’Aula consiliare del Comune di Modica sugli aspetti sociali e sui prossimi passi del gemellaggio. Lo stesso giorno dalle 16 alle 18,30 nel Monastero delle Benedettine di Modica si terrà un confronto su come nei territori siciliani e aquilani si può ascoltare la gente e i suoi bisogni e progettare cammini di fraternità e giustizia.

4. La Caritas invita tutti a partecipare, a dare il proprio contributo di idee e a cogliere quest’occasione come motivo, non solo di solidarietà con la gente d’Abruzzo (peraltro una solidarietà che si qualifica per la costanza del rapporto), ma anche di crescita umana e cristiana.

I responsabili della Caritas diocesana di Noto
Sac. Vincenzo Rametta, diac. Giuseppe Vassalli, Maurilio Assenza

Si allegano il manifesto con il programma degli appuntamenti e un articolo-testimonianza pubblicato sul numero del 6 settembre de “La vita diocesana”, oltre che l’editoriale in cui si collegano i gemellaggi con l’Abruzzo e con l’Africa e le sfide del nostro Sud (come dei Sud del mondo che ci arrivano attraverso gli immigrati) in uno “sguardo dal basso” con cui resistere e ritrovare le vie della bellezza che nasce dall’amore.

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Articolo sul n. del 6 settembre 2009 de “La vita diocesana” quindicinale della diocesi di Noto
Abruzzo 2009: un’esperienza che ti segna
“Una vita di sacrifici, di lavoro, tutto per la famiglia e adesso il dolore, la sofferenza…”, queste le parole del signor Giovanni, un novantaduenne che vive vicino al campo Caritas di Paganica. In lui abbiamo scoperto la dignità, la forza, la simpatia e l’accoglienza, caratteristiche ritrovate in ogni abruzzese incontrato. Con l’attività della “mappatura” (rilevamento informale dei bisogni e delle varie esigenze promosso dalla Caritas) abbiamo avuto l’occasione di dialogare con le famiglie abruzzesi, che vivono in tende o baracche situate accanto alle proprie abitazioni, al di fuori dei campi organizzati dalla Protezione Civile e dalla Croce Rossa. “Campo da solo” è uno dei tanti campi autogestiti che abbiamo incontrato, e quelle tre parole non vogliono dare solamente il nome al campo, ma vogliono dare il senso della scelta di non lasciare la propria abitazione, il proprio orto, e di non rinunciare alle proprie radici già fortemente messe in discussione dall’evento sismico e dall’organizzazione ufficiale che prevede la ricostruzione in luoghi diversi da quelli in cui la gente viveva. I bisogni riscontrati nelle famiglie sono i più disparati, dalla casa al cibo, dal vestiario ai medicinali, ma i più importanti sembrano essere il lavoro, il ritorno ad una vita sociale normale. Solomon è un bambino di 8 anni di origine Eritrea, ma da circa un anno vive a Paganica con la sua famiglia adottiva; per Solomon “non è importante dove andremo a vivere, ma l’importante è rimanere uniti”, queste le parole che dice alla madre subito dopo il terremoto. Ci ha colpiti la serenità che nonostante tutto i genitori riescono a trasmettere al figlio: “Non abbiamo bisogno di niente da un punto di vista materiale, ma vorremmo capire come organizzarci con il bambino; al momento io e mio marito ci alterniamo con le ferie, ma fra qualche giorno dovremo tornare entrambi al lavoro e non sappiamo veramente dove lasciarlo”. C’è invece chi ha perso casa e lavoro come la signora Maria che gestiva una nota pasticceria di Paganica insieme ai familiari, e che pochi mesi prima del terremoto aveva investito i suoi risparmi nella ristrutturazione dei locali commerciali. All’inizio del colloquio Maria era completamente priva di voce e restia a comunicare, ma pian piano è riuscita a sfogare la sua disperazione, riacquistando anche la voce. Tramite servizi di animazione e “mappatura” dei bisogni tanta gente abruzzese ha avuto la possibilità di trovare ascolto e comprensione nei volontari della Caritas, ispirati dal principio evangelico dell’accoglienza e del sostenere l’altro lungo le infinite strade della fede, nell’ottica di uno scambio duraturo nel tempo e di un rapporto di gemellaggio e collaborazione con la Caritas di Paganica.
I volontari in Abruzzo della nostra Caritas diocesana

Editoriale dello stesso numero (in cui si collegano più esperienze e sfide)
Dal basso della terra
“Gloria dal basso della terra” – è il canto risuonato la notte di Pasqua, malgrado la distruzione e la morte seminata dal terremoto di qualche giorno prima, a Paganica, la storica e popolosa frazione de L’Aquila con cui in questa estate abbiamo avviato un gemellaggio per restare in rapporto anche dopo le prime emozioni. “Ci si aspettava di trovare meno fede dopo la terribile esperienza del terremoto, invece non è stato così” – ha detto ritornando una delle volontarie. Ed è ancor più significativo che questa fede è la vera forza di una terra che resta fortemente ferita, diversamente da come si vorrebbe far credere nel dosaggio televisivo delle notizie, senza che si intraveda la certezza di una ricostruzione attenta ai bisogni reali della gente. Che sono non solo le case, ma anche il lavoro (quanti artigiani sono rimasti senza il frutto di tanta fatica!) e la possibilità di restare comunità radicata nella propria storia. Questi i drammi e le risorse dal “basso della terra”. Il dramma di chi viene abbandonato, utilizzato, umiliato. Le risorse che nascono dalla fede. “La fede in un Dio che ci vuole bene e da cui non può venire la distruzione, ma da cui viene invece la solidarietà di quanti da tutta Italia sono venuti per non lasciarci soli” – sono state le prime parole che abbiamo ascoltato arrivando a Paganica. Dolore, fede, amore. In Abruzzo, ma anche in Africa, Congo, altro “basso della terra” a cui ci lega una forte amicizia che dura ormai da più di vent’anni e che si rinnova ogni volta anzitutto nella visita. Africa che arriva anche attraverso tragedie come l’ulteriore morte di decine di persone nell’attraversamento del mare Mediterraneo. Con i sopravvissuti che rischiano di essere incriminati per un reato che diventa tale solo per la miopia e la grettezza umana e politica che ha generato un inaccettabile “pacchetto sicurezza”. Dolore, ma anche resistenza di tanti movimenti che dal basso accolgono e chiedono una politica intelligente e lungimirante. Dolore e resistenza sono le vere risorse che ritroviamo pure nel nostro Sud – anch’esso “basso delle terra”! – ogni qualvolta non ci rassegniamo e ci impegniamo per difendere la dignità dell’uomo mettendo al centro legalità e bene comune. Anche attraverso opere caritative che sempre più assumono pure la dimensione di un’economia sociale capace di coniugare sviluppo del lavoro e attenzione all’uomo, soprattutto se debole. Con l’idea di creare sistema, di avviare un’infrastrutturazione sociale che dia capacità alle persone di lavorare, ma anche di pensare, partecipare e vivere in fraternità. Con “un amore ricco di intelligenza e un’intelligenza piena di amore” (“Caritas in veritate” n. 30) e l’impegno a ritrovare – collegandoci tra i “bassi della terra” – la forza di volare alto! Come viene richiamato dal nome del quindicinale della diocesi aquilana – “Vola” –, rinato sotto le tende per “raccontare la vita dei cristiani de L’Aquila mettendo in luce il legame profondo tra la fede e la vita quotidiana delle persone messe così a dura prova dal sisma”. Legame che troverà eco pure nel nostro periodico, per un doveroso gemellaggio anche tra le voci “dal basso” che sono i nostri giornali diocesani.
Maurilio Assenza

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