GIOCO D’AZZARDO: ………UN CANCRO SOCIALE.

Proposta di relazione da inserire nell’ODG del Consiglio Provinciale di Ragusa. Di Pippo Mustile.

Il gioco rappresenta una forma di attività che contraddistingue universalmente i viventi in misura proporzionale al loro grado di sviluppo intellettivo ed in particolare l’uomo.

Accanto alle componenti più propriamente ludiche di puro intrattenimento, simulazione, addestramento, anticipazione di situazioni collegate alla realtà, sono noti aspetti problematici collegati al gioco sotto forma di comportamenti compulsivi, dipendenza, assunzione di quote inadeguate di rischio, disgregazione degli impulsi, compensazione di aspetti disarmonici della personalità del gioco (GIOCO PATOLOGICO).

Gli psichiatri definiscono il ‘gioco d’azzardo patologico’ come un comportamento persistente, ricorrente e maladattivo, che compromette le attività personali, familiari e lavorative.

Solo vent’anni fa l’OMS ha identificato nel Gambling una specifica patologia che è stata riconosciuta nello stesso manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali (DSM) inserita in un’area, quella relativa al non controllo degli impulsi, con innegabili analogie con il tema delle dipendenze.

Sono sempre più evidenti i dati e le notizie di cronaca che segnalano casi di patologia, di forte problematicità sociale, di vera e propria dipendenza, di disperazione e di sconfinamento nell’usura e anche di suicidio nei giocatori patologici.

Molte ricerche epidemiologiche, condotte su larga scala in altri Stati evidenziano tassi di incidenza di giocatori patologici che fanno pensare ad un grosso fenomeno sommerso e in espansione e con costi umani e sociali, tutt’altro che secondari.

E’ in crescente aumento il numero delle persone direttamente interessate o i loro familiari che chiedono aiuto ai servizi, a professionisti o a volontari per questo “nuovo e incomprensibile“ problema. Di fronte a tale recente e improvvisa emergenza sia a livello nazionale che locale ci troviamo piuttosto impreparati su più piani. Mancano studi di impatto sociale, manca un’organizzazione di risposte adeguate e diffuse su tutto il territorio.

Certo è paradossale che dopo tanti anni passati a descrivere ed a ricercare le cause delle dipendenze patologiche, ora che tutto il mondo scientifico conosce i meccanismi neurobiologici della gran parte delle dipendenze, lo Stato diventa il primo “spacciatore” di dipendenza, quale è il gioco d’azzardo. Forse molti non sono ancora consapevoli di quanto sta succedendo sotto i nostro occhi, ma vi assicuro, e potrebbero fare altrettanto tutti i gestori dei locali dove si vendono queste “dosi” di falsa speranza, che la nostra collettività sta subendo con una violenza psicologica fortissima e che passa inosservata, una delle più incredibile offensive che porta alla dipendenza che la storia delle droghe in Italia abbia mai conosciuto.

La diffusione così capillare delle occasioni di gioco sta scardinando la precaria condizione psicologica di molti individui che vivono un periodo di particolare crisi economica e Le occasioni di gioco, così diffuse senza controllo e regole, stanno selezionando una sempre più vasta popolazione sensibile, la quale resterà imbrigliata nelle maglie di questa vera e propria rete generatrice di false speranze di cambiamento della propria posizione e del proprio futuro. Il risultato sarà un numero sempre maggiore di dipendenti dal gioco. Il gioco d’azzardo patologico è una delle dipendenze più gravi che si conoscano, in quanto, proprio perché non esiste il danno biologico legato alla azione neurotossica della sostanza, è ancora più difficile da criticare da parte dell’interessato che resta prigioniero della propria precarietà e disperazione fino anche a compiere gesti estremi.

La già attuale gravità è fortemente fomentata da una politica statale che in modo sempre più spregiudicato favorisce ed incrementa le occasioni di incontro, anche da parte di adolescenti ed in qualunque posto e senza alcune regole, se non quelle del rispetto della legge vigente, tra l’individuo, con tutte le sue difficoltà e precarietà, e la “macchina che genera speranza di cambiamento” (IL GIOCO) determinando un impatto che per molti è e sarà sempre più patologico e mortifero.

Occorre saper rinunciare, occorre saper fare scelte che potrebbero essere in un primo momento economicamente più svantaggiose sia da parte dello Stato che da parte del singolo gestore che può dire no alla vendita di biglietti vari o alla presenza di queste macchinette dentro il proprio locale motivandone la rinuncia.

sociale.

I dati ci consegnano un fenomeno sociale ed economico di proporzioni gigantesche; nel 2008 il volume di “affari” legato al gioco ha fatturato ben 42 miliardi di euro che sono reddito sottratto alle opportunità di molte famiglie che sperano di essere “NATI PER VINCERE” come recita uno degli innumerevoli spot televisivi e giornalistici imperanti in questo momento e dal mese di Marzo del 2009 fino al 30 Settembre dello stesso anno, solo il poker on line, ha fatturato un miliardo e 500 milioni di euro. Sono evidenti manovre finanziarie mascherate che prendono i soldi dalle tasche dei più deboli, se è vero che la maggiore quota sociale dei giocatori è rappresentata dagli italiani con reddito basso. Il gioco sta rappresentando sempre di più, anche per i giovanissimi, una via alternativa ed una scorciatoia per arrivare all’eldorado, alla pecunia facile senza fatica e senza merito, sfidando solo la dea bendata che “prima o poi mi deve premiare” come suole dire il giocatore tipo.

Il confine fra il gioco normale e quello patologico sta tutto nel fatto che il giocatore d’azzardo va decisamente oltre la propria volontà, non riuscendo a sottrarsi a questa spinta che sente dentro di sé e, quando lo fa, sta male perché ha segni di astinenza, così come per le altre forme di dipendenza : aggressività, sbalzi d’umore, ansia, attacchi di panico ecc.

Quando le persone sono fortemente esposte al gioco d’azzardo, che è accessibile a tutti, anche ai minori, addirittura pubblicizzato in televisione, come accade in Italia con tutti vari tipi di gioco oppure sui siti internet, il cosidetto poker on line, senza alcun controllo, può accadere ancor più facilmente che le persone più vulnerabili possano ammalarsi di questa patologia.

Le conseguenze del gioco d’azzardo sono molto gravi per la persona ed incidono fortemente nel suo ambito familiare, sociale, lavorativo. Il giocatore d’azzardo prima o poi viene preso dalla morsa dei debiti e dunque è alla continua ricerca di denaro, che sottrae alla famiglia, chiede prestiti a parenti e amici, emette assegni a vuoto, ruba, diventa un bugiardo patologico: tutto quello che riesce ad accumulare non serve per pagare i debiti, ma per essere investito nuovamente nel gioco. Nessun lavoro infatti potrebbe far accumulare in così breve tempo (come i creditori richiedono) tutto il denaro necessario per pagare i debiti: per questo il lavoro viene abbandonato ed il tempo del giocatore d’azzardo viene speso nel gioco e nel cercare soldi.

Che fare?

Per questo tipo di patologia molto importante è la prevenzione, sia a livello sociale che personale. Lungi dal chiedere il proibizionismo, si vorrebbe almeno che l’accesso al gioco d’azzardo fosse più moderato, meno incentivato perfino da campagne pubblicitarie. (Il che non eviterebbe del tutto il fenomeno perché, ricordiamolo, per disperdere un patrimonio, per rovinare una famiglia, non serve lo chemin de fer al casinò: può bastare anche una briscola al bar del paese).

Serve poi l’informazione: le persone devono sapere a cosa vanno incontro, devono conoscere i meccanismi che portano verso questa dipendenza e ri-conoscerne i segnali nel proprio comportamento.

L’adeguamento agli standards europei suggerisce tuttavia la necessità di avviare iniziative tese a favorire una positiva cultura del gioco che valga a promuovere adeguate forme di attività ludica e a prevenire nel contempo forme di uso eccessivo o distorto (GIOCO RESPONSABILE).

Infine, capire che il gioco d’azzardo non è un hobby, non è un vezzo, ma è una patologia grave, che va curata attraverso un trattamento psicoterapico o attraverso l’adesione ad un gruppo di auto-mutuo-aiuto, che in questi casi, come in quello degli alcolisti, produce importanti e duraturi risultati.

Ne vale del nostro futuro e di quello dei nostri figli e della credibilità del nostro lavoro di onesti professionisti che giorno per giorno nelle scuole facciamo interventi di prevenzione primaria sui comportamenti a rischio nei minori.

Sarà difficile fare scelte di questo genere, ma mi chiedo, in un momento dove si discute accanitamente sull’opportunità di aumentare o diminuire la quantità di una sostanza, come può un Padre (sia quello biologico che lo Stato) che attua comportamenti di tale genere, dire ai propri Figli di non fare uso di uno spinello ed essere coerente e credibile?

Pertanto ritengo utile segnalare alcuni suggerimenti che potrebbero essere inseriti nel testo di Legge che il Senato e la Camera dei deputati dovrebbero accingersi a varare:

  1. non sponsorizzare eventi di qualsiasi genere in cui siamo presenti minori di 18 anni;

  2. esporre in modo visibile cartelli nei locali adibiti al gioco in cui si evince chiaramente che non è possibile giocare sotto i 18 anni;

  3. esporre in modo visibile nei punti gioco cartelli con la descrizione chiara dei primi segni di gioco d’azzardo patologico;

  4. attivarsi per concentrare in pochi punti per ogni città i posti in cui è possibile giocare;

  5. attivare strategie molto più rigide per l’accesso ai siti on line al fine di scongiurare ed impedire l’accesso ai minori (per esempio utilizzare la patente di guida od altro documento utile che possa indicare l’età del giocatore);

  6. pretendere da parte dei gestori delle sale giochi un corso di aggiornamento per il gioco responsabile per gli operatori di sala al fine di riconoscere i segni dell’azzardo;

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