Pubblichiamo un articolo pubblicato su “Dialogo”.

Un contributo al dibattito che si è sviluppato in città, ma non solo, attorno al tema della privatizzazione dell’acqua.

Chi può la compri

L’acqua è l’oro del futuro

Logo_Campagna__Salva_l_Acqua_Richiamare alla mente le condizioni sociali in cui la maggioranza della popolazione versava un po’ di tempo fa, sembra essere un esercizio fatto da spettri … persone, queste, che non vogliono rendersi conto che il tempo è trascorso anche per loro. Questi relitti umani vivono di passato, di ombre, di fantasmi; hanno paura di affrontare il presente (si figuri il futuro!). Evocare il passato è qualcosa di più del ricordare:  intimamente si vorrebbe ri-essere, ri-vivere. Si vorrebbe, cioè, ritornare indietro nel tempo come per ri-appropriarsi di ciò che si era. Inetti che non si decidono, una volta per tutte, di mettere saldamente il piede d’appoggio nel presente che vivono e lasciare definitivamente il passato come oggetto di studio degli storici che (anche loro) si ostinano a cercare nel passato chissà che cosa.

Giorgetti parla in generale, ma è assai evidente che le cose dette sono riferite al sottoscritto. Non capisco cosa c’è di tanto strano quando si vuole riportare i fatti presenti a ciò che succedeva tanto tempo fa. La devo raccontare tutta.

Per un guasto alla condotta pubblica, la zona dove io abito è rimasta per ben una settimana senz’acqua. Rimanere per così tanto tempo senz’acqua in famiglia ci ha creato problemi non facili da risolvere (invito ad immaginare cosa può succedere in una famiglia quando manca l’acqua per: i servizi igienici, cucinare, provvedere alla toilette personale, pulire casa, lavare la biancheria). Per prima, ogni famiglia ha provveduto come poteva (procurandosi più bidoni possibili e riempirli a casa di amici – invito sempre ad immaginare la casa piena di recipienti d’ogni tipo). Dopo due giorni il Comune si è prodigato per assicurare l’acqua a tutte le famiglie che ne erano rimaste senza, tramite la distribuzione con autobotte (immagino di privati, ed immagino pure i costi aggiuntivi per il Comune). Rimanere senza una goccia d’acqua mi era già capitato altre volte, ma sempre limitatamente ad un giorno; in queste rare occasioni ho pensato, senz’ombra di dubbi, che la “colpa” è stata sempre mia perché consumavo tutta l’acqua dei recipienti e/o non facevo in modo di riempire i recipienti nelle poche ore di erogazione giornaliera (2-3 ore al giorno).

Per chi non vive in Sicilia il motivo della presenza di questi contenitori (grigi o azzurrini, che affollano visibilmente i tetti e che deturpano il paesaggio barocco) lo sconoscono e non intendono approfondire la cosa; per loro altro non sono che obbrobri elementi decorativi.

Ed arriviamo al motivo per cui Giorgetti mi apostrofa come “Spettro” e altro.

In questo periodo, più volte ricordavo a Giorgetti che al tempo della mia fanciullezza molta parte della popolazione italiana non aveva l’acqua in casa. Bisognava approvvigionarsi alle fontanelle rionali dove, per lo più, bambini e donne sopraggiungevano portando con se ogni sorte di contenitore: vasche, vaschette, taniche, boccioni, secchi. Ecco! Per una settimana ho rivissuto in pieno quei momenti. La tensione e il nervosismo in casa hanno toccato vette mai raggiunte. Chi si azzardava a prolungare più del dovuto la pulizia personale, “sprecando inutilmente l’acqua”, veniva aggredito senza mezzi termini.

Dopo questa nefasta esperienza, in me si è rafforzata la convinzione di considerare l’acqua un bene prezioso, un bene che non può andare sciupato e disperso, un bene la cui gestione deve essere oculata per garantire a tutti la sua fruizione. L’acqua è un diritto a cui non si può rinunciare e, anzi, è bene lottare per garantirla a tutti.

Giorgetti m’informa che proprio in questi giorni in Parlamento è in discussione un disegno di legge che riguarda proprio questa questione; più precisamente l’obbligo per la privatizzazione dell’acqua. L’amico parte da lontano per arrivare al solito teorema: tutto ciò che è pubblico fa schifo e tutto ciò che è privato è bontà, efficienza e risparmio. Continua. Finora i Comuni hanno gestito le risorse idriche in modo disastroso ed economicamente fallimentare, tranne rarissime eccezioni dovute non al virtuosismo, ma alla strafortuna che li assiste. Le reti idriche sono un colabrodo e si stima che il 37% dell’acqua si perde per arrivare a picchi catastrofistici al sud – il nostro Comune insegna: gli zampilli d’acqua costituiscono ormai elementi di distinzione paesaggistico rispetto al resto del mondo. Chi può permettersi così tanta dispersione, specie in zone dove la penuria d’acqua, oltre ad essere un vero dramma per la popolazione, è il leitmotiv degli strombazzatori della politica? Giorgetti incalza: il Governo intende risolvere definitivamente questo problema che affligge la stramaggioranza dei Comuni d’Italia che hanno gestito male il servizio e che si ritrovano con una rete idrica da terzo mondo, che hanno accumulato debiti da brividi, che scaricano la loro inefficienza sulla popolazione costretta a pagare bollette salatissime per l’acqua (in alcuni casi anche l’acqua distribuita è salata).

Giorgetti, come indemoniato, grida: non capisco perché ancora ci si ostini ad essere contrari alla privatizzazione. Per evitare scenate, non accenno nessuna replica. Appena rincasato apro la meravigliosa finestra sul mondo per meglio informarmi. Al Senato effettivamente è passata la legge che prevede l’obbligo per i Comuni di privatizzare il servizio idrico, tale che la proprietà pubblica scenda al di sotto del 30% del capitale. A giorni, la Camera dovrà approvare definitivamente. Intanto monta la protesta dei movimenti (che crescono come funghi in ambito locale, regionale, nazionale e che lottano contro la privatizzazione e per considerare l’acqua un bene comune inalienabile), e dei Comuni virtuosi (che hanno saputo gestire ottimamente il servizio mantenendo anche le tariffe basse e che ora sono obbligati a vendere a privati almeno il 70%).

I privati/investitori, intravedendo possibilità di guadagni, si affrettano per non arrivare impreparati o in ritardo quando sarà spartita la torta. Capiscono che l’acqua sarà l’oro del futuro; non si dovranno più scervellare con strategie aziendali di delocalizzazione o di fusioni per raggiungere gli obiettivi lucrativi. La gestione delle acque è un’attività che non conosce la crisi e l’investimento risulterebbe assolutamente sicuro: niente rischi e assai guadagni.

Il dibattito è aperto, anche se i giochi si sono ormai fatti e le possibilità di cambiare i propositi governativi sono meno che zero. Qualcuno cerca di riflettere al di là delle posizioni ideologiche aggrappandosi ad un’ipotesi (virtuosa?) secondo la quale la proprietà delle sorgenti d’acqua e delle reti di distribuzione rimarrebbero pubbliche, mentre ai privati andrebbe la gestione dei servizi di erogazione dell’acqua (emendamento PD al Senato). Altri pensano che solo la mano dei privati possa rimettere in moto questa macchina sfasciata e garantire l’erogazione di acqua potabile e non inquinata anche a prezzi più bassi di quelli praticati. Altri ancora pensano che l’acqua non può essere considerata merce; non può, quindi, essere oggetto degli scambi commerciali, né tantomeno può rimanere in balia degli attacchi speculativi da parte di chi vuole massimizzare i profitti.

Io penso solo che l’acqua è preziusa e che per questa mia neutrale posizione mi aspetto un attacco violentissimo di Giorgetti, teorico della privatizzazione non stop.

Modica li 7 novembre 2009

pietrotrip@tiscali.it

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