LEGAMBIENTE CIRCOLO IL CARRUBO ONLUS RAGUSA

COMUNICATO STAMPA

PROSPEZIONI PETROLIFERE NEL MARE IBLEO: LEGAMBIENTE RAGUSA HA PRESENTATO LE PROPRIE OSSERVAZIONI ALLA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

‘Se faranno le prospezioni con la stessa serietà con cui hanno fatto la Valutazione di Impatto, sarà il colpo finale al nostro mare’.

‘Gli Iblei un tempo erano una terra di filosofi e scienziati, ma adesso sono solo un luogo di ignoranza ed arretratezza’. Devono aver probabilmente pensato questo i dirigenti ed i tecnici della società Sviluppo Risorse Naturali s.r.l., quando hanno elaborato e presentato il loro scandaloso studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il permesso di Ricerca Idrocarburi (d 355 C.R-.SR) da realizzarsi nel tratto di mare prospiciente ai comuni di Scicli, Ragusa, Santa Croce Camerina e Vittoria. Ma sono cascati male: negli Iblei, ed in provincia di Ragusa in particolare, ci sono competenze tecnico-scientifiche di alto livello che, grazie al metodo dell’Ambientalismo Scientifico, hanno permesso all’associazione Legambiente circolo “Il Carrubo” ONLUS di inviare agli organi competenti delle puntuali osservazioni a questo studio, inserendosi in tal modo ‘a gamba tesa’ nel procedimento autorizzativo.

Le risultanze dell’attenta analisi della documentazione hanno evidenziato un quadro a dir poco disarmante e preoccupante: lo studio presentato dalla ditta risulta molto superficiale ed inadeguato ad una esaustiva valutazione dello stato ambientale dell’area interessata. I dati e le informazioni citati non possono essere ritenuti attendibili in quanto spesso manca del tutto il riferimento bibliografico o le adeguate informazioni tecnico-scientifiche per valutarne la loro attendibilità. In altri casi si tratta di informazioni datate con riferimenti bibliografici vecchi. Per la maggior parte lo studio appare privo di adeguati riferimenti al contesto ambientale specifico, e solo in alcune pagine si accenna ad una seppur generica valutazione dei rischi potenziali connessi alle attività di ricerca.

Diverse sono le ‘chicche’ che si trovano in questo studio e che sono state puntualmente rilevate e stigmatizzate da Legambiente, citiamo solo le più eclatanti:

La società in questione ha richiesto di effettuare ricerche di idrocarburi per una fascia che va da 0 (dalla riva!) a 20 km dalla costa. Si ritiene questa distanza eccessivamente vicina alla costa con rischi elevati di impatto ambientale in caso di incidente. Ciò è dimostrato dalla normativa norvegese e statunitense che prevedono un distanza minima dalla costa rispettivamente di 50 e 160 km, cosa che tra l’altro non ha impedito il disastro nel Golfo del Messico! Il rischio appare ancora maggiore se si tiene conto che viene scelta Ancona come area di appoggio a terra per interventi in caso di sversamenti, un porto distante dall’area di ricerca oltre 1.100 km! In caso di sversamenti non viene indicato il disperdente chimico che si intende usare: l’uso non corretto di solventi può portare a danni aggiuntivi all’ecosistema marino.

Le cartografie presentate sono inadeguate e i dati dei venti e delle correnti risalgono al periodo 1927-1964 (!), sono generici e utilizzano stazioni lontane dall’area in questione. Le informazioni geologiche sono generiche e su scala regionale, non dettagliate. Non si tiene conto che eventuali sversamenti a mare potrebbero causare inquinamento alle falde idriche.

L’area di indagine è interessata da ben 7 siti Siti di Importanza Comunitaria, di cui uno, lo IT 80010 Fondali del Fiume Irminio risulta ricco di Posidonia. Le precauzioni prese dalla società appaiono molto riduttive per la salvaguarda del posidonieto, la cui eventuale perdita a causa di sversamenti porterebbe ad una accentuazione dell’erosione costiera mettendo in crisi ulteriormente il settore turistico balneare. Inoltre su tutto il litorale è presente una prateria di Cymodocea nodosa, specie protetta, le cui praterie assolvono la stessa funzione antierosiva dei posidionieti. Negli elaborati presentati dalla società Sviluppo Risorse Ambientali non si fa cenno alcuno alla presenza di questa specie.

Giova ricordare che all’interno delle aree di operazione è compresa l’area archeologica di Camarina che è una tra le pochissime aree archeologiche italiane a possedere preziosi reperti archeologici sommersi ancora ben visibili Inoltre a Camarina proprio sulla spiaggia si trovano i resti delle mura della città greca oggi in pericolo a causa dell’erosione marina; stessa situazione si ha con l’area archeologica di Caucana tra Punta Secca e Marina di Ragusa

Viene subito in mente l’antico proverbio: il buongiorno si vede dal mattino. E il mattino di queste prospezioni non promette assolutamente nulla di buono. Per questo motivo Legambiente chiede con forza che vengano revocate le autorizzazioni alle prospezioni e chiede a tutti i cittadini, iblei e non, di mobilitarsi contro questo ulteriore attacco al nostro mare, e quindi al nostro benessere.

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