Scarica il file audio con l’intervento del Sindaco

Nella seduta del Consiglio Comunale di Modica del 31 Ottobre, dopo circa 7 ore di dibattito, sono stati approvati due atti importanti e fondamentali per la vita della città: il regolamento e le aliquote IMU e l’attivazione della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell’art. 243 bis del DL 10 ottobre 2012, n° 174.
Per quanto riguarda le aliquote IMU Queste le tariffe principali: abitazione principale 0,4%, altri fabbricati 0,76%, pertinenze una per ciascuna categoria 0,4%. Da osservare che i residenti in alloggi in cooperativa edilizia, non ancora intestatari dell’immobile, pagano anche lo 0,4% (essendo proprietaria ancora la coop. Si sarebbe dovuto pagare lo 0,76% perché la cooperativa edilizia è proprietaria di più unità immobiliari); anche per gli alloggi IACP è prevista un’aliquota dello0,4%. Il 50% degli introiti con aliquote dello 0,76% va allo Stato; tutto il resto rimane al comune.
L’altro punto all’odg affrontato è stato il riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell’art. 3 del decreto legge 174 del 10 Ottobre 2012.
La situazione finanziaria del comune di Modica rimane sempre molto grave. Nonostante il lavoro svolto che ha portato il disavanzo lasciato dalla giunta Torchi da 21 milioni di euro ad 8 milioni nonostante i 16 milioni di debiti fuori bilancio (quasi tutti prodotti nel quinquennio 2002-2007) pagati, di cui quasi il 40% in interessi e spese legali, nonostante la rimodulazione dei contratti della Multiservizi (che hanno portato ad un risparmio annuo di 1.500.000 di €), nonostante il recupero dell’elusione e dell’evasione fiscale, il comune resta in uno stato di ente strutturalmente deficitario, anche in virtù di norme sempre più restrittive e di tagli nei trasferimenti statali e regionali, che ad oggi si aggirano intorno ai 12.000.000 € annui, a fronte di una spesa solo per il personale di poco superiore ad € 19.000.000.


Il continuo emergere di grossi debiti fuori bilancio (recentemente sono spuntati 13.000.000 € con l’Ato Ambiente e con il comune di Scicli, oltre 2.000.000 con l’Enel ed altrettanti con la SPM), le pesanti rate mensili per le transazioni effettuate (750.000 € con L’Università di Catania. 11.000.000 € da restituire alla regione per il prestito concesso) richiedono un fabbisogno fisso mensile, personale compreso, di oltre € 6.000.000. A questi bisogna aggiungere le spese per i vari servizi (manutenzioni, servizi sociali, scuole, autoparco,…).
Di fronte a questo quadro oscuro la tentazione più grossa sarebbe quella di dichiarare il dissesto, unica alternativa posta dalla corte dei conti all’adesione al piano quinquennale di risanamento, perché altri farebbero scelte impopolari e solleverebbe gli attuali amministratori da forti responsabilità qualora non venisse rispettato il suddetto piano.

Da osservare che il dissesto comporta aliquote al massimo, pagamento integrale dei servizi a domanda individuale, tagli nei servizi e nel personale e mobilità per il personale in soprannumero, oltre al blocco dei pagamenti dei fornitori. Era una strada che si poteva già intraprendere all’atto dell’insediamento, nel 2008, della giunta Buscema, ma il sindaco ha ritenuto non far pagare alla città le colpe della giunta Torchi.
L’atto è stato approvato con i soli voti della maggioranza; nonostante nella parte narrativa della delibera fossero stati tolti tutti i passaggi che si riferivano alle responsabilità di questa situazione, come inizialmente richiesto dall’opposizione, i 6 Consiglieri della minoranza presenti non hanno votato la delibera consiliare. Ora vi sono 60 giorni di tempo per redigere il piano di risanamento che, dopo essere stato esitato dal Consiglio, dovrà essere approvato dalla Corte dei Conti. Fatti tutti questi passaggi si sarà semestralmente sottoposti a controlli da parte di una speciale commissione del Ministero e se il piano non viene rispettato saranno irrorate pesantissime sanzioni a carico degli amministratori.
Il Sindaco nella replica finale valuta che la realtà è stata travisata facendo bilanci falsi. Questa amministrazione non ha portato al dissesto, ma già c’era. Si è tentati di fare un risanamento che nei fatti ha avuto buoni risultati anche se non decisivi, purtroppo. Si è rispettato il patto di stabilità, la creazione di un ufficio delle entrate serio che ha messo ordine ai ruoli.
Cosa era diventato questo comune con le partecipate che erano voragini di spesa e che oggi si né ridotta ad una.

Il personale della refezione scolastica in costante soprannumero, o il numero delle addette alle cooperative sociali.

Questi indirizzi sono stati modificati anche se attese le condizioni date non è sufficiente. La Corte dei Conti oggi ha nuovi poteri e l’ente sulla scorta del decreto ha deciso come maggioranza di intraprendere questa strada. Il consiglio deve avere l’interesse a votare l’atto con atteggiamento di responsabilità nei confronti della città.

Sulla giunta non riceve la proposta dell’azzeramento perché se si farà saprà il sindaco quando de come farla.

Dichiara che non farà lo “Schettino” di turno, quindi non fuggirà, e concluderà il suo mandato come di dovere.
Il riequilibrio finanziario sarà una guida per un risanamento assistito e monitorato.

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