Una società responsabile - La città è nostra.

 

Tutto della città è nostro.

Sono nostre le strade, le buche delle strade, le piazze, gli alberi, gli arredi, i monumenti, i lampioni, le fontanelle, gli edifici pubblici, la rete idrica, il depuratore, le strutture sportive, i centri sociali.

Nostre sono anche le scrivanie, le sedie, gli armadi e i computer degli uffici comunali.

Ci appartiene anche la macchina che usa il sindaco. Di nostra proprietà sono i mezzi per il trasporto scolastico, così come quelli della polizia municipale.

Sono nostri anche i fischietti che i vigili usano per richiamare la nostra attenzione e le penne che usano per elevarci le contravvenzioni.

Il cloro che viene usato per potabilizzare l’acqua che esce dai nostri rubinetti è anch’esso nostro.

Nostra è la carta igienica dei bagni delle scuole che frequentano i nostri figli e il gasolio usato per far funzionare i riscaldamenti e garantire loro un ambiente confortante.

Tutto è nostro e le cose da elencare sarebbero ancora tantissime ma possono bastare questi pochi esempi per ricordare a tutti noi che, in quanto cittadini modicani, siamo COMPROPRIETARI e, quindi, CONTITOLARI della più grande azienda della città: il Comune di Modica.

Il Comune di Modica è un’azienda che produce ed eroga servizi e che ha come obiettivo finale quello di creare “valore” dal rapporto tra quantità e qualità dei servizi erogati.

E se noi siamo i con-titolari allora il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali, i dirigenti e tutti gli impiegati comunali sono nostri dipendenti.

È nostra, quindi, la RESPONSABILITÀ di scegliere gli amministratori della nostra azienda e lo facciamo partecipando a delle pubbliche consultazioni, le elezioni, nelle quali ognuno di noi è chiamato ad esprimersi con un voto.

Votiamo coloro i quali ci presentano il programma aziendale che ci sembra più adatto a curare gli interessi della nostra azienda e a raggiungerne gli obiettivi.

Una volta scelti gli amministratori è nostra anche la RESPONSABILITÀ di seguire passo passo il loro lavoro, verificandone la pertinenza con il programma presentato e per il quale li abbiamo nominati.

Come in qualsiasi azienda, i titolari possono, anzi, devono essere periodicamente presenti per avere il polso della situazione. Non possiamo lasciare da soli amministratori e dipendenti e soltanto alla fine dei 5 anni verificare se hanno amministrato bene o male. Bisogna stare loro accanto, far sentire che abbiamo a cuore ciò che fanno, avanzare proposte e suggerire soluzioni e, se è il caso richiamarli al loro dovere.

Senza questa opera di vicinanza, di sostegno e di controllo dell’azione di quanti abbiamo chiamato a rappresentarci, corriamo il rischio di ritrovarci scelte sbagliate e che non perseguono gli interessi di tutti noi.

Questa lontananza è una grave mancanza di RESPONSABILITÀ che è tutta nostra, di noi con-titolari dell’azienda Comune di Modica.

Grave mancanza di RESPONSABILITÀ che potrebbe far ripetere quanto accaduto nel recente passato, con gli amministratori che ci dicevano che il nostro era “un comune virtuoso”, che eravamo l’ombelico del mondo, che tutto era a posto e, invece, ci siamo ritrovati un debito enorme e la nostra azienda “Comune di Modica” praticamente FALLITA.

LA CITTÀ È NOSTRA, tutto è nostro, ma nostra è, quindi, anche la RESPONSABILITÀ di farla crescere e sviluppare bene, come se fosse generata da noi, come se fosse nostra figlia.

E come nessun genitore può pensare di far crescere bene i propri figli e di garantire loro delle solide prospettive, disinteressandosi di ciò che vivono e di ciò che provano, allo stesso modo nessun titolare d’azienda può pensare di lasciare tutto nelle mani di amministratori e dipendenti ed illudersi che, senza la propria partecipazione e la propria cura, tutto vada per il meglio.

Oggi Modica ha forse evitato il fallimento e, parafrasando le parole di mons. Giancarlo Bregantini, (arcivescovo di Campobasso-Bojano, già vescovo contro le mafie nella Locride), possiamo dire che è stata costruita una solida barriera di sassi alla base della collina che rischiava di franare.

“Ma questo sappiamo che non basta. Per impedire che una collina frani, bisogna piantare degli alberi che affondando le proprie radici rendono la terra più compatta”.

Riferendosi alla mafia il vescovo considerava le forze dell’ordine la prima barriera per arginare la frana, ma indicava nella crescita delle coscienze, nell’educazione, nei progetti, nella consapevolezza di una rete di relazioni significative e nel desiderio di bellezza le radici profonde che fermano la frana e danno stabilità alla società civile.

Piantare alberi, questo è ciò che il nostro movimento augura a tutti noi cittadini modicani, con-titolari di questa bella azienda che è la città di Modica, e questo è ciò per cui continuerà a dare il proprio piccolo contributo assieme a quanti vorranno unirsi per far crescere UNA SOCIETÀ RESPONSABILE.

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