Marina-di-Modica-Ci voleva il comunicato relativo all’inaugurazione del resort sulle dune e, in buona sostanza, sul feeling tra il Sindaco Abbate e la famiglia Minardo, a far reagire il primo cittadino.
Stessa forza non avevano avuto altri nostri comunicati, ad esempio i tanti nei quali chiedevamo conto e ragione delle sue costanti assenze alle riunioni dell’Assemblea Territoriale Idrica.
A fare la differenza saranno state l’importanza e la priorità del progetto “spianadune” dei Minardo (Daniele Martini su Il Fatto Quotidiano.it del 26 febbraio 2017) e l’urgenza di rintuzzare alla nostra insolente indicazione del cordone ombelicale esistente tra la sua amministrazione e la famiglia di contrada Quartarella.
Evidentemente sarà convinzione del sindaco Abbate che ai modicani non interessi un tubo della gestione del prezioso liquido e che, invece, avrebbero passato notti insonni senza la sua piccata replica al nostro comunicato.
Ne prendiamo atto. Come prendiamo atto che il sindaco ha provato ancora una volta a non onorare la verità dei fatti.
È, infatti, del tutto falso far risalire le responsabilità dell’autorizzazione del progetto sulle dune all’amministrazione Buscema, della quale, peraltro, il nostro movimento non faceva parte, ma alla quale siamo onorati di avere dato tutto il sostegno possibile per lo stile, la qualità, la correttezza, lo spessore umano e politico che sono stati espressi dalla persona che ne era alla guida.

Quanto scrive Ignazio Abbate non risponde a verità, perché il progetto in questione comincia il suo iter con l’amministrazione Torchi nel 2004, viene addirittura sospeso nel 2007, dopo le vibranti manifestazioni di dissenso di associazioni ambientaliste e privati cittadini che hanno anche fatto emergere gravi mancanze, poi sanate, e, infine, ottiene la definitiva autorizzazione da parte dell’Assessorato Regionale nel 2009.
Durante l’amministrazione Buscema non poteva esserci alcun intervento da parte della giunta e men che meno vi erano competenze del consiglio comunale; l’iter prevedeva, infatti, soltanto adempimenti d’ufficio da parte del dirigente del settore.
Se una responsabilità può essere ravvisata da parte dell’amministrazione Buscema, è stata, forse, quella di non aver messo in risalto l’inopportunità dell’opera che veniva autorizzata dalla Regione, cosa questa che avrebbe evitato il silenzio che è poi calato attorno al progetto.
Silenzio che si è prolungato sino alla fine del 2015, complice uno strano fermo dei lavori che, soprattutto nella parte ricadente sulle dune, generò uno stato di abbandono del cantiere e di quanto rimaneva del precedente stabilimento balneare: “ l’intera struttura è carente, quindi pericolosa con i tetti distrutti, le erbacce che nascondono ogni tipo di insidia…” e ancora “Ci chiediamo da tempo – dicono alcuni cittadini- a chi compete controllare il disagio e, soprattutto, evitare pericolo per l’incolumità pubblica?… Speriamo che questo appello giunga finalmente a destinazione, magari che il nuovo sindaco, Ignazio Abbate, prenda a cuore il problema e si adoperi per risolverlo”.
Questo riportava, il 3 settembre 2013, un articolo firmato “s.c.” di un ben noto giornale online cittadino, allora ancora capace di un’informazione non dipendente dal potente di turno.
Appello che non fu raccolto né dal sindaco né dai proprietari e che vide, ancora per un anno, il protrarsi dello stato di abbandono, interrotto soltanto da un incendio che divampò la sera del 29 luglio del 2014 e che distrusse quanto rimaneva del vecchio stabilimento balneare.
Non ci è dato sapere come si conclusero le indagini sull’incendio; la cosa certa, perché era sotto gli occhi di tutti, è che dentro al cantiere ogni cosa rimase immobile fino alla fine del 2015, quando si cominciarono a vedere i primi segnali dei lavori della struttura a monte della strada.
Solo allora cominciarono ad arrivare allarmati interventi da parte di movimenti e associazioni ambientaliste, sino a giungere all’esposto di Legambiente che denunciò il mancato rispetto di diverse prescrizioni contenute nel decreto di autorizzazione della Regione.
Ma il silenzio del sindaco Abbate non fu minimamente interrotto neppure dall’esposto di Legambiente e non ci fu alcun tentativo di sentire l’associazione ambientalista per confrontarsi sui contenuti della denuncia.
Non mancarono, invece, solerti interventi nei quali sindaco e assessore si premurarono di dire “tutto è in regola” e soltanto dopo diversi e pressanti interventi cominciarono a scaricare le responsabilità dei controlli sulla Forestale.
Controlli che poi arrivarono forse un anno dopo l’esposto e che ovviamente trovarono “tutto in regola”.
Il resto è storia recente. Fascia indossata, benedizione impartita, nastro tagliato.
Nella sua replica al nostro comunicato, anche se si guarda bene dal nominarci, Abbate continua, poi, nel suo tentativo di travisare i fatti, lasciando intendere che quanto previsto dal vecchio PRG, ovvero la possibilità di costruire in zona SIC, sia stata responsabilità dell’amministrazione che lo ha preceduto, pur sapendo bene che la variante al PRG era vecchia di 30 anni e che se anche fosse stata inserita la VAS, questa non avrebbe riguardato i progetti già in corso, come era quello dell’insediamento turistico sulle dune.
Il sindaco Abbate è ormai notorio, eccelle nella capacità di scaricarsi delle responsabilità e caricarsi i meriti, anche non suoi, e prova a farlo attribuendosi “la politica di rilancio” di Marina di Modica, come se i soldi per le nuove attività sorte in questi ultimi anni li avesse messi lui; o quando si vanta di aver portato a termine la procedura della VAS e di avere scongiurato ulteriori edificazioni, “tutelando il territorio dall’eccessivo carico antropico”.
Insomma ha fornito tanto materiale agli “organi di informazione municipale”, sorti in questi ultimi anni in città, e a noi ha dato la conferma di avergli toccato un nervo scoperto.

Modica, 28 giugno 2018

Maurizio Pisana
Una Nuova Prospettiva
Movimento politico della città di Modica

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