La morte di uno sconosciuto fratello

La morte di uno sconosciuto fratello.

Ieri mattina, nell’Ospedale di Vittoria, è morto ZEBDI  AMED, tunisino, 46 anni.

Uno sconosciuto, un fantasma, un invisibile, uno sconfitto. Uno tra i tanti ragazzi extracomunitari che popolano la nostra città. Poteva morire durante il suo viaggio, nel deserto della Libia o nel canale di Sicilia; ha “deciso” di morire nella terra promessa, nell’eldorado, come lui credeva la Sicilia, Vittoria in particolare. Senza essere munito degli consolazione religiosa e dagli affetti dei familiari o degli amici, in una profonda solitudine si è spento senza sapere neanche lui perché; ma la morte non guarda in faccia, non fa sconti a nessuno neanche agli ultimi, ai promessi (secondo le scritture del vangelo).

L’ho conosciuto durante una consulenza al Pronto Soccorso di Vittoria dove era arrivato in condizioni gravissime, quasi in coma, e mi ha fatto subito compassione; si può essere così soli? Così indifesi? La nostra civilissima società può consentire tutto questo? Lo scarto, la sovraproduzione, il sacrificio sugli altari della nostra fretta e della nostra indifferenza. Questo ci ricorda la morte di AMED e ce lo ricorda in un momento particolare in cui dovremmo  tutti essere più attenti a questi temi che stanno, a forza, per essere spazzati via dal DNA dei nostri comportamenti.…

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